domenica 7 settembre 2008

Alemanno riabilita il fascismo: non fu male assoluto

In un intervista al Corriere della Sera, Gianni Alemanno parla del fascismo.
Per lei il fascismo fu il male assoluto?, chiede il giornalista. Risponde Alemanno: Non lo penso e non l'ho mai pensato: il fascismo fu un fenomeno più complesso. Molte persone vi aderirono in buona fede e non mi sento di etichettarle con quella definizione. Il male assoluto sono le leggi razziali volute dal fascismo e che ne determinarono la fine politica e culturale.
D'altronde, come si può definire il fascismo "male assoluto", quando semplicemente iniziò col prendere a bastonate i politici rivali, poi prese il potere con la forza, con la violenza, e con omicidi, instaurò la dittatura, soppresse ogni libertà democratica, e trascinò l'Italia in una disastrosa guerra, oltre all'aver emanato le sopraccitate leggi razziali?
Roberto Benigni una volta, in uno dei suoi interventi, disse: Quando Clinton chiese a Berlusconi cosa ne pensasse di Mussolini, lui rispose: "Ha fatto delle cose buone"! Ma dico, se neanche di Mussolini si può parlar male, ma che deve fare uno perché si possa parlarne male? Deve stuprare le capre in via Frattina? Che deve fare? Dice "Ha fatto delle cose buone", certamente: anche Adolf Hitler o Stalin, un ponte, una strada l'avranno fatta! Anche il Mostro di Firenze l'avrà detto "Buongiorno" a qualcuno qualche volta.
Ma no, il fascismo non è stato il male assoluto, infatti, come ci aveva informati sempre Berlusconi, "Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino".

4 commenti:

kayowas ha detto...

Tutta questa gente che ha come mito un uomo, ed il suo movimento sconfitto dalla storia ( movimento che aborro ), mi fa ridere, e soprattutto incavolare ( per non dire un' altra parola ), forse dimenticano le brutture della dittatura?

Peppo ha detto...

è berlusconi il male assoluto

noalgore ha detto...

A proposito di Fascismo, Leggi Razziali e connessioni col movimento ambientalista italiano. Alessandro Ghigi (1875-1970) è considerato il padre dell'ecologismo italiano. Il presidente onorario del Wwf Fulco Pratesi ha definito Ghigi come "l'antesignano di ogni organizzazione della natura nel nostro paese". Si tratta perciò di un padre dell'ideologia ambientalistica italiana. Pochi sanno però che Alessandro Ghigi è stato anche un razzista caparbio, vicepresidente della Società Italiana di Genetica ed Eugenetica (SIGE), che ha partecipato ai congressi internazionali delle società eugenetiche, che ha scritto libri disprezzando ebrei, neri ed altre etnie, che ha firmato il Manifesto della Razza del fascismo nel 1938 con cui ebbe inizio la discriminazione degli ebrei in Italia. Basta scavare un po' dietro la facciata rispettabile di Ghigi per trovare notizie inquietanti, talvolta rimosse dalle biografie ufficiali. Nel suo libro "Problemi biologici della razza e del meticciato" (Zanichelli, Bologna, 1939), Ghigi descrive il tema delle degenerazioni causato dall'incrocio con razze nere che sarebbero "evolutivamente inferiori e geneticamente incompatibili". Nel 1959, dopo alcune esperienze di carattere locale, Ghigi diede vita alla Federazione Nazionale Pro Natura. Nella Carta di Forlì (1973-1981) Pro Natura precisa tutti i fondamenti di quello che negli anni che seguirono è stato il programma di tutte le associazioni ambientalistiche italiane. In pratica vi si sostiene che un aumento dei livelli di vita è da evitare perchè danneggia la natura.
Approfondimenti nel mio blog
Ambientalismo di Razza

Tommy ha detto...

Per fortuna non tutti, in An, la pensano così: bravo Fini per le parole di oggi.